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giovedì, agosto 31, 2006

// settembre (post frignato con voce stridula)

Ho mal di testa e l'umore nero. Giovedì mattina è iniziato come peggio non poteva iniziare. E' iniziato già morto. Finito. Non avevo nessun motivo per alzarmi dal letto, tanto quanto era disperata e frustrata la mia voglia di addormentarmi la sera prima. Ma lo spleen settembrino è iniziato con qualche giorno di anticipo e quest'anno si preannuncia molto più doloroso degli anni passati. Non imparerò mai a conviverci, non imparerò mai ad alzare la testa gonfia oltre il sudario biancastro di settembre, la sua luce spettrale del tardo pomeriggio, il buio inutilmente caldo e la sgradevole sensazione di trovarsi di fronte ad una salita escheriana: ciclica. In cima alla salita non inizia la discesa ma un'altra salita e poi un'altra. Senza soluzione di continuità. A settembre mi addormento stanco di niente e mi sveglio spossato. Perchè settembre è lontano da tutto: lontano dalla sempre delusa aspettativa estiva, dal plasticoso sollievo natalizio e dall'allergica felicità primaverile. E a settembre c'è il mio compleanno. Una volta, quando ero bambino, mi piaceva il compleanno: l'attesa dei regali, la mamma che mi svegliava con un bacio per farmi gli auguri, i compagni di classe che mi tirano le orecchie, a volte una festa con gli amici. Era bello il compleanno quando ancora volevi crescere. Adesso il compleanno è un rito imbarazzante, lo so che è cinismo retorico e vagamente à la Ian Curtis chiedersi che cosa ci sia da festeggiare se non un ulteriore deperimento delle nostre potenzialità e gioia di vivere. Tanto per fare un esempio molto prosaico l'apice del fervore sessuale un ragazzo lo raggiunge a 19 anni. 4 anni fa. Penso che sia un'approssimazione affidabile della parabola tracciata dalla felicità di una persona. A 19 anni hai finito il liceo, nessuno che ti dice di fare i compiti e ti fa la ramanzina se non hai studiato, puoi dormire fino a tardi senza falsificare la firma dei tuoi, uscire il venerdì sera e iniziare a prendere una strada davvero tua. Cazzo a 19 anni ti senti un dio! Ma a me è bastato decisamente poco perchè questa euforia svanisse. Dopo l'ennesimo sabato mattina con la testa he ti scoppia, dopo l'ennesimo senso di colpa per una lezione saltata, dopo un'altro esame rinviato. Ma sopratutto dopo aver capito che la tua strada non è sempre quella che scegli e cambiare marcia e corsia non è sempre semplice. Mi piacevo una volta, non mi piangevo addosso così. La smetto.

Listening to: Leonard Cohen (che non aiuta)

postato da: RedmondBarry alle ore 11:29 | link | commenti
categorie: racconto, lamenti

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