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venerdì, agosto 25, 2006

//  ut

Curioso come funziona il cervello. Mi immagino il Dipartimento della memoria come il casellario di Brazil, con tanti solerti funzionari che si spostano da una sezione all'altra con lunghe scale con le ruote e cercano, ripongono, ricercano, si intrecciano e fanno casino, mischiano un ricordo con l'altro, ne buttano via qualcuno di importante e ne tengono uno totalmente insignificante. Mi vedo il mio schedario su Cinema e Musica perfettamente funzionante, oliato e indicizzato, con i migliori impiegati dell'azienda, in giacca e cravatta sempre sorridenti e atletici e pronti a reperire ogni informazione archiviata in tempi da competizione. Ci sono poi gli addetti agli impegni e alle ricorrenze fermi in mezzo al corridoio che collega le orecchie alla sezione Cose Da Fare che si chiedono come cazzo fanno ad avere un'altro foglio bianco in mano. Seduti e grassocci i lavoratori del reparto Studio e Esami Impellenti sono drammaticamente sottonumero: erano stati stati assunti molti operai altamente qualificati in questa sezione ma sono stati subito riassegnati dove c'era il vero lavoro, alla sezione Cinema e Musica e così qui sono rimasti in pochi e tutti fuori allenamento: ogni volta che c'è un lavoretto da fare sudano, sbagliano e si incasinano. E poi ci sono quelli del reparto nomi e facce, i più giovialoni, tutto il giorno a fare casino, a bere, a farsi scherzi e ad incasinare tutte le carte possibili. Così che quando c'è da associare un nome ad una faccia non si trova mai il documento giusto o quando lo trovano è talmente sporco di birra e senape che è diventato illeggibile.Simpatici, ma alla lunga fastidiosi.
E immagino che ci sia anche un'altro reparto, infilato in uno stanzino più piccolo, con le pareti coperte da una vecchia carta da parati azzurra. Non ci sono schedari nei Ricordi Infantili ma scatoloni con i bordi arrotondati e un vecchio impiegato che di tanto in tanto li apre per togliere un po' di polvere e vedere che niente sia sparito. Un lavoro tranquillo quello del vecchio, potrebbe farlo uno degli altri impiegati nei ritagli di tempo ma ormai tutti si sono affezionati a lui e così continua a lavorare qua con i suoi modi lenti e gentili anche se inizia a perdere qualche colpo. Giusto questa mattina, mentre avevo ordinato agli impiegati nei Ricordi Maniacalmente Inutili di portarmi il risultato di un Genoa-Sampdoria di qualche anno fa si presenta lui con una scatola piena di polvere, me la lascia sulla scrivania, sorride e se ne va. E' una scatola archiviata più di venti anni fa e dentro ci sono visi, voci e odori di una coppia di signori sulla sessantina, sono quelli che per i primi tre anni della mia vita sono stati i miei vice nonni. Abitavano nell'appartamento sopra mia nonna, a Sestri, e quando ancora non andavo all'asilo i miei mi lasciavano da loro prima di andare a lavorare e mi accudivano come se fossi stato il loro nipote. Doriani fino al midollo, me lo ricordo perchè in questa scatola c'è una sciarpa dell Samp, nascosta in fondo in fondo ovviamente. Davano per scontato che sarei diventato un bravo doriano mi vestivano di blucerchiato dalla testa ai piedi e mi cantaavano i cori della gradinata sud sperando in un condizionamento che operasse nel subconscio di un bambino di due anni. Che delusione gli ho dato quando, unico nella mia famiglia, ho deciso che preferivo gli altri colori e sono definitivamente diventato un tifoso genoano, tifoso del nemico. Sono più di dieci anni che non li vedo e non so neanche se sono vivi. Da quando mia nonna è morta non sono più andato a trovarli.
Guardo nella scatola, frugo in cerca di qualcosa, ci deve esere, non possono averlo perso, non è possibile. Ma non c'è, non trovo i nomi, sono stati quasi dei nonni per me e non riesco neanhe a ricordarmi come si chiamano. Che stupido stronzo ingrato che sono.

postato da: RedmondBarry alle ore 02:05 | link | commenti
categorie: ricordi, racconto

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