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venerdì, luglio 07, 2006

// orkney

Oggi mi sono alzato tardi e ho trascinato la mia nullafacenza sul divano. Rimango invischiato in un documentario sulle Orcadi e giurosuddio che sono stato sul punto di piangere ben più di una volta.
Ho deciso quindi che voglio prendere casa alla Orcadi in un borgo sul mare di cui non ricordo il nome. In quel paese ci sono grandi moli per navi che non arrivano più. Navi che secoli fa partivano cariche di uomini e merci per attraversare l'oceano, navi di uomini duri che partivano per la groenlandia a caccia di balene. E dietro il paese, fatto di case l'una ridosso all'altra per stare vicine al mare e scacciare il freddo della brughiera alle spalle. Case di pietra e mattoni che hanno preso il colore della nebbia, che sembrano intorpidite ma hanno occhi vigili di marinaio, occhi che sono porte verde brillante e abbaini di un azzurro come il cielo spazzato dal vento. Case arredate con i regali del mare: sull'isola gli alberi non sono mai cresciuti, le tavole, le sedie e le mensole sono legni di deriva, vecchie navi spezzate dal mare e portate in dono dal vento, asciugati per mesi al timido sole e poi lavorati come beni preziosi.
Voglio camminare per le strette vie del paese, che non hanno mai conosciuto l'asfalto e fermarmi a parlare alla penombra del pub del tempo che non non promette nulla di buono e del vecchio Lachlan che ha preso gli scogli nella rete e ha capovolto di nuovo la sua barca.
E alla sera, quando le pecore sono nell'ovile e le barche attraccate al molo, sentire levarsi dal brusio del locale quelle canzoni che parlano di gesti antichi ma anche di giovani che lasciano i campi e il mare per cercare fortuna ad Aberdeen.
E quando anche questa piccola compagnia sarà di troppo posso tirarmi la giacca a vento sopra il mento e camminare verso la brughiera. E costeggiando i muri tirati su a secco e con le mani in tasca saluterò con un cenno del capo le poche macchine che passano per la strada; continuerò a camminare fino a perdermi in quel mare verde sferzato dal vento dove pascolano rari acquerelli di pecore e manzi neri.
Ma poi dal cielo grigio si staccherà una colonna bianca, come una fabbrica di purissime nuvole. La seguirò fino alla vecchia distilleria che sembra esistere da quando l'isola è emersa dal mare. E su una panca del cortile, a riparo dal vento, mi berrò una pinta col vecchio propietario e suo figlio, che di certo non hanno fretta, e racconterò loro le ultime dal paese, di come si dica che il raccolto di avena nera sarà abbondante quest'anno e del vecchio Lachlan, che proprio non ne vuole sapere di appendere le reti per l'ultima volta.

listening to: grails - red light

postato da: RedmondBarry alle ore 14:44 | link | commenti
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